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Ecco l'Avvento è arrivato

Eccoci qui, a “parlarci” di nuovo attraverso lo schermo di un telefono o di un computer…

Con alcuni di voi ci siamo lasciati il 30 ottobre, parlando di santità nella vita di tutti i giorni, e adesso ci ritroviamo qui per cercare di prepararci insieme al Natale. Ad oggi, per molti versi ci viene da chiederci: come sarà questo Natale? C’è tanta incertezza e solitudine: qualcuno non sa se potrà riabbracciare i parenti lontani, ci sono famiglie che faranno più fatica del solito a mettere in tavola qualcosa da mangiare, altre che guarderanno con nostalgia una o più sedie vuote.

Ma il Natale, anche in quest’anno di caos, non è tristezza: è Luce, è Gioia, è Amore. Perché Dio ha scelto di farsi uomo e venire in mezzo a noi, per dimostrarci concretamente quanto ci ami. E allora, nonostante tutto, guardiamo con speranza al futuro e lasciamo che una stella ci guidi fino alla capanna in cui, in una notte speciale, un bimbo indifeso ci ha fatto il dono più grande: la Vita. Prepariamoci quindi ad accoglierlo, camminando insieme in questo periodo di attesa.

Ogni anno, nella prima domenica d’Avvento, ci viene proposto un brano del discorso escatologico di Gesù: quest’anno lo ascoltiamo dal Vangelo di Marco, che ci accompagnerà per tutto l’anno liturgico. Marco fu il primo a scrivere il Vangelo e molte delle sue pagine furono poi prese e ampliate, o ridimensionate, da Matteo e Luca. Queste ripetizioni hanno fatto pensare agli studiosi che Marco avesse scritto dopo gli altri sinottici e ne avesse fatto una sintesi; invece, fu proprio il suo, il lavoro originale e rivoluzionario: lui fu il primo a mettere per iscritto, grazie anche alla conoscenza diretta con Pietro, quello che si tramandava oralmente di Gesù.

Nel brano che ascolteremo domenica, Gesù ci invita a vegliare: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”. Quale momento? Probabilmente quello in cui il Signore tornerà in mezzo a noi. Ma a me piace anche un’altra lettura: il momento in cui Dio ci parla e ci chiama a seguirlo nella nostra quotidianità.

Gesù, per aiutarci a comprendere quello che vuole dire, continua: “È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare”. Il padrone di casa, prima di mettersi in viaggio, affida ad ognuno dei suoi dipendenti il proprio compito: ciascuno ha il potere che gli viene dato da Dio; è chiamato ad esercitarlo, e poi dovrà renderne conto a Colui che glielo ha affidato. Di un servo in particolare ci parla Gesù: il portinaio. A questo proposito, ho scoperto che i portoni di un tempo si potevano chiudere solo dall’interno, per cui era necessario che di notte qualcuno vegliasse fino a che tutti gli abitanti fossero rincasati. Era fondamentale quindi che il portinaio non si addormentasse, ma aspettasse il rientro del padrone di casa.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino”. In questa frase vengono sottolineati i quattro momenti in cui si divideva la notte, secondo l’uso romano; questo ci permette anche di capire a chi era rivolto quindi il Vangelo di Marco. Questi quattro momenti (alla sera, a mezzanotte, al canto del gallo, al mattino) ritorneranno anche nella passione di Cristo: in quei momenti i discepoli dormono e rinnegano il maestro, lo abbandonano e fuggono.

Con la nascita di Gesù, il Regno di Dio è già arrivato, è presente qui, adesso, in mezzo a noi, sulla terra. Pertanto, invitandoci a stare svegli, penso che Gesù ci inviti ad accorgerci della sua presenza. La nostra vigilanza deve quindi essere un impegno a divenire consapevoli di questo. Ma allora perché Gesù ci dice che non sappiamo “quando il padrone di casa ritornerà”? Forse per invitarci a non lasciarci distrarre dalla superficialità del mondo, a prestare sempre attenzione a ciò che Lui desidera da noi, ad ascoltare la sua Parola e lasciare che questa operi in noi.

L’ultima frase “Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”, fa sì che il testo salti le coordinate temporali e giunga fino a noi: Gesù non parlava quindi soltanto ai suoi discepoli, o alle persone del suo tempo, parla ad ogni uomo, di qualunque tempo e nazione. Allora come oggi, siamo invitati a non dormire il sonno dell’indifferenza o della superiorità, ma ad essere vigili e attenti nella luce del Signore.

In questo breve brano l’esortazione a vegliare è ripetuta ben tre volte. Vigilanza è l’attenzione a Dio che viene, che è accanto a noi, che ci chiamerà all’eternità; vigilanza è scrutare la storia, il cammino dell’umanità; vigilanza è fedeltà agli uomini e alla loro vita, è portare avanti con consapevolezza i propri impegni e le proprie responsabilità.

Secondo Papa Franceso, “la persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri”. Queste parole non possono non ricollegarsi immediatamente al Vangelo di domenica scorsa: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Sarebbe bello che ce lo ricordassimo ogni giorno, ma ancora di più in questo periodo in cui la crisi sanitaria ed economica spinge troppe famiglie nella solitudine e nella povertà.

Con questo atteggiamento di vigilanza, ci accorgiamo delle lacrime e delle necessità del prossimo, e possiamo anche coglierne le qualità umane e spirituali. La persona attenta si rivolge poi anche al mondo, cercando di contrastare l’egoismo e la crudeltà presenti in esso, e rallegrandosi per i tesori che pure esistono e vanno custoditi. Si tratta di avere uno sguardo di comprensione, per riconoscere sia le miserie e le povertà degli individui e della società, sia la ricchezza nascosta nelle piccole cose di ogni giorno, proprio qui dove il Signore ci ha posto.

Fate attenzione”. L’attenzione è il primo atteggiamento indispensabile per una vita non superficiale. Gesù ci invita a vivere attenti alla sua Parola e al grido dei poveri, attenti al mondo e alle sue creature più piccole e indispensabili, attenti a ciò che accade nel cuore e nello spazio in cui ci muoviamo.

Vegliate”. Con gli occhi bene aperti. Significa guardare avanti, scrutare la notte, spiare il lento emergere dell’alba. Significa vegliare su tutto ciò che nasce, sui primi passi della pace, su ogni cosa buona, che per crescere e progredire ha bisogno di cura e protezione.

Vegliare ha anche il senso di prendere coscienza del tempo che avanza con il suo carico di ignoto; essere coscienti del tempo presente, partecipi della propria storia, che non è solo ricca di memoria, ma anche e soprattutto di speranza; il tempo è un dono sempre nuovo, ogni istante porta con sé un momento favorevole, una novità che apre orizzonti di infinito. La nostra speranza si fonda sulla certezza che Cristo è già in mezzo a noi, per cui qualunque cosa ci aspetti domani, avremo la forza e la fede necessarie per affrontarlo…perché Dio è nostra roccia e nostro rifugio.

Buon Avvento a tutti!


 

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