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Ricordo di fra Sebastiano

In un angolo del chiostro superiore del convento dell’Annunciata c’è la “cella” di Sebastiano. La “cella” non è una prigione ma, nel linguaggio religioso, è la stanza in cui il frate abita. La “cella” di Sebastiano era sempre aperta e pronta ad accogliere tutti. Quando andavo da lui spesso lo trovavo seduto alla scrivania dedito alla lettura, ed ora guardando tra i libri che ha lasciato vedo che non c’è nulla di banale: alcune bibbie in diverse traduzioni, libri di preghiera e letture spirituali, libri che parlano di botanica e di erbe medicamentose, di api, di grappe; questi erano i suoi grandi interessi: la ricerca di Dio e della sua volontà, l’impegno sociale, l’amore per la natura. Sulla scrivania una macchina da scrivere, di quelle vecchie, segno della sua fedeltà al passato e strumento di divulgazione delle idee. E accanto alla macchina da scrivere tanti fogli accatastati su cui raccoglieva le sue poesie, le “Lettere dal Monte”, la corrispondenza epistolare, le omelie, i testi degli “incontri matrimoniali.

La porta era sempre aperta, ma molto spesso lui non era in stanza, così i volontari della portineria quando dovevano andare in cerca di lui per annunciargli l’arrivo di un amico erano costretti a girare tutto il convento prima di trovarlo. Forse era in cucina a spennare una gallina e preparare la cena, altre volta in cantina a scolpire il legno o a seguire la preparazione del vino, ma la maggior parte delle volte lo trovavamo sorridente in sella al suo trattore con il carretto attaccato dietro, mentre girava per la collina. Molti anni fa era stato tradito dal suo trattore, quando si era rovesciato su di lui lasciandolo in fin di vita. Ma Sebastiano non si era arreso e, dopo molti mesi di convalescenza, si rimise in forma, fece riparare il trattore e ricominciò ad usarlo come in precedenza. Si, perché Sebastiano era un uomo tenace, uno di quelli che non si arrende.

La sera deponeva i suoi abiti da contadino e indossava il camice bianco e la stola per celebrare la messa. Sebastiano era un frate e un sacerdote, in questa sua vocazione trovavano significato e compimento tutto il suo lavoro, tutte le sue amicizie, tutto ciò che faceva. Nelle sue omelie proclamate con la forza della convinzione e della coerenza si ritrovava l’amore per la Parola di Dio e il desiderio di renderla presente e concreta nelle situazioni del presente. Per lui il Vangelo non era tanto una parola accomodante, ma piuttosto una parola scomoda, rispetto alla quale si deve prendere una posizione per decidere da che parte stare. Lui aveva deciso di stare dalla parte delle persone semplici, dalla parte della terra e del lavoro, dalla parte del convento.

Fino a quando ha avuto forza Sebastiano ha cercato di difendere questo nostro convento della Santissima Annunciata, ma non ha cercato di difendere un immobile, quanto invece uno stile di vita, di relazioni, di amicizie.

A conclusione di questo breve ricordo di Sebastiano ringrazio di cuore tutti voi, amiche e amici, per tutto quello che avete fatto. Non penso solo alla grande solidarietà sperimentata in questi giorni, ma a tutto l’affetto e l’aiuto che avete saputo dargli in questi anni. Tutti noi ricordiamo Sebastiano come un uomo forte, un uomo impegnato, pronto ad aiutarci nel momento del bisogno. Ma questa sua forza non era solo un dono suo interiore che Dio gli ha affidato, era anche la forza e l’amore che da voi ha ricevuto.

 

 

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November 6, 2019

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